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Nuova generazione Ultras

di Pippo Russo - Linus (16/01/2009)
 
Ciclicamente si torna a parlare di un problema-ultras e del suo proiettarsi oltre i confini del calcio per trasformarsi in un problema sociale tout court. Il meccanismo si attiva tutte le volte che avviene un episodio di violenza, o che all'interno di una curva viene effettuato un gesto panico la mie me disturbante per l'opinione pubblica. Nella stagione in corso, iniziata da appena tre mesi, abbiamo già fatto in tempo a registrare due di questi allarmi: alla prima di campionato, a causa degli incidenti avvenuti a margine della partita Roma-Napoli; e in occasione della gara di qualificazione alle fasi finali dei Mondiali 2010 disputata dalla nazionale italiana in Bulgaria. La risposta finisce per essere sempre la stessa: giro di vite, espressione ormai abusata, oltre che inefficace negli effetti.
Sicché si passa da un allarme all'altro, alimentando un meccanismo perverso che si fonda su un paradosso: la cristallizzazione dell' emergenza. Di fatto, la questione-ultras è classificata come un fatto di esclusivo ordine pubblico. Il che impedisce di stimolare un tentativo di analizzare e divulgare i cambiamenti interni alla cultura ultras, e di comprendere quanto la situazione sia cambiata e aumentata di complessità nell'ultimo quindicennio.

Discontinuità - Invece bisognerebbe partire proprio dall'aspetto della discontinuità rispetto al passato. Infatti, in Italia, con l'inizio degli anni Novanta una prima generazione del tifo ultras è andata in pensione o ha assunto posizioni subordinate nella gerarchia interna a ogni curva da stadio. A sostituirla è giunta una nuova generazione, diversa per mentalità e modalità di rapporto col mondo esterno alla curva. È questo il primo elemento di forte mutamento. Fino all'inizio degli anni Novanta lo stile ultras poteva essere definito una subcultura: ovvero, un sistema di pratiche e significati tendente a rivendicare separatezza e originalità rispetto alla società circostante. Viceversa, la nuova generazione ultras ha progressivamente spostato il raggio d'azione verso la società circostante, muovendosi alla ricerca dì un ruolo e di una legittimazione. Al giorno d'oggi i gruppi hanno occupato da protagonisti il mondo della comunicazione, utilizzando mezzi di diffusione cartacei ed elettronici per far giungere il proprio messaggio a un pubblico non limitato alla cerchia interna. Inoltre, i gruppi maggiormente strutturati sono dotati di un efficiente braccio commerciale attraverso il quale fanno fruttare economicamente i gadget di vano tipo contrassegnati dal simbolo del gruppo stesso. Già queste indicazioni fanno risaltare come due segmenti del comportamento di gruppo (comunicazione col mondo esterno e confronto con la dimensione del mercato) si siano omologati a modelli ordinari della società circostante. E questo da la possibilità di illustrare una prima contraddizione: i gruppi ultras maggiormente attivi (e in molti casi quelli più aggressivi) utilizzano forme e strumenti modernissimi per veicolare l'immagine da custodi della tradizione calcistica. La contraddizione è soltanto apparente perché ogni tradizione, per sopravvivere e garantirsi persistenza, deve mostrare una capacità di adattamento ai mutamenti sociali. Soprattutto, c'è che i gruppi ultras di nuova generazione maggiormente attivi hanno fatto proprio della contraddizione una categoria esistenziale e comportamentale privilegiata. Mescolando elementi fra loro apparentemente incompatibili (per esempio, lo spiccato antimeridionalismo di molti gruppi di ultras legati a club del Nord Italia non impedisce loro di costruire gemellaggi con gruppi di ultras sostenitori di club del Sud Italia) essi perseguono una propria via nella costruzione del senso e dei significati da dare alla loro azione. La sola coerenza che rivendicano è quella nei confronti di una fede calcistica indiscutibile e del primato del gruppo.

No al Calcio Moderno - Ciò che più di ogni altra cosa è cambiato fra la prima e la seconda generazione di ultras è il profilo di politicità di quest'ultima. Uno degli elementi che gli analisti ritenevano di aver isolato guardando al mondo ultras italiano degli anni Settanta-Ottanta era il suo carattere di apoliticità. Tesi discutibile già allora, e che comunque adesso risulta improponibile perché il mondo ultras è profondamente politicizzato in almeno due significati. Lo è innanzitutto per la sua permeabilità alla politicizzazione di tipo ideologico. Le curve da stadio sono fecondi territori del proselitismo per i gruppi politici radicali, soprattutto di destra. Fra l'altro, guardando a questo aspetto bisogna specificare che essi non hanno un ruolo passivo in questa dinamica; se c'è strumentalizzazione, essa è a doppia direzione nel senso che si registra una disponibilità dei gruppi ultras a lasciarsi strumentalizzare dai gruppi dell'attivismo politico e una contemporanea disponibilità dei gruppi dell'attivismo politico a lasciarsi strumentalizzare dai gruppi ultras. Tacendo dei casi in cui le due realtà coincidono. Ma c'è anche un secondo aspetto, maggiormente intrinseco, della politicità denotata dai gruppi ultras. Esso è dato dal fatto che le varie tifoserie (senza distinzione di fede calcistica, appartenenza territoriale e affiliazione ideologica) convergono su alcuni punti di azione che possono essere ben definiti come il nucleo di un programma politico unificante . Tale programma si basa su due punti ben precisi: la lotta al Calcio Moderno e la mobilitazione contro la repressione. Si tratta dei due temi attorno ai quali i gruppi ultras trovano un terreno di convergenza e fanno le prove generali per dar vita a un movimento collettivo dell'antagonismo sociale. Quanto al primo punto, esso identifica il nemico ideologico da combattere. Si tratta del Calcio Moderno, etichetta semplificata con la quale s'intende designare quella sorta di Moloch cui vengono addossate le responsabilità di un cambiamento sgradito. Il Calcio Moderno viene infatti visto come una mutazione degenerativa rispetto all'idea originaria del calcio come grande rito popolare incentrato sull'evento sportivo domenicale. Al giorno d'oggi, invece, il calcio ha perso ogni caratteristica rituale per assumere decisamente un'anima commerciale e comunicativa. Le esigenze televisive impongono lo spezzettamento del calendario, i calciatori sono diventati i nuovi divi sociali e mostrano sempre meno attaccamento alla maglia, e in generale sono le esigenze della finanza e della comunicazione e non quelle sportive a dettare legge. Contro questo stato delle cose i gruppi ultras condividono una definizione della situazione che li porta a sentirsi i custodi della sana tradizione del cakio, e li spinge ad alimentare l'utopia regressiva del ritorno al "bel tempo andato" che si basa sull'immagine idealizzata dell'altroieri calcistico.

Repressione - L'altro elemento unificante del nascente movimento ultras è il tema della repressione. Termine forte e retorico attraverso il quale viene designata la risposta organizzata dallo Stato nei confronti dei gruppi del radicalismo da stadio. Nei fatti, non è tabù affermare che la legislazione penale approntata per combattere la violenza da stadio sia di stampo emergenziale. Lo dimostra la figura della flagranza differita, ossimoro col quale si giustifica l'arresto di una persona entro 48 ore dal compimento del reato "come se" la si fosse colta in flagranza. Si tratta di un meccanismo raccapricciante in punto di diritto, ma reso indispensabile dal fatto che le condizioni in cui la persona in questione commette reato (una curva da stadio in piena agitazione) rendono impossibile il suo arresto, a meno di mettere in conto una battaglia cruenta e di dimensioni apocalittiche. La questione della flagranza differita è il più efficace degli argomenti portati a sostegno dell'armamentario retorico sulla repressione di cui il movimento ultras ritiene di essere vittima. In generale, l'argomento viene sviluppato rimarcando una logica d'intervento da parie delle forze dell'ordine che privilegerebbe l'uso della forza rispetto a ogni altra possibile soluzione. Inoltre, riferendosi anche al suddetto Calcio Moderno, va segnalato come nella rappresentazione della situazione data dai gruppi ultras le forze di polizia siano una sorta di "braccio armato" degli attori politico-economici alla guida del mutamento. Per semplificare, una Polizia serva del Calcio Moderno. È a partire da queste condizioni che si è creata una situazione in cui le forze dell'ordine finiscono spesso con l'essere l'obiettivo di due tifoserie fra loro nemiche.

Professionisti della tensione - All'inizio si è detto del modo in cui sempre più spesso i gruppi ultras escano dalla loro nicchia calcistica per proiettarsi nella società circostante e prendere posizione nel contesto di situazioni di tensione. Se ne è avuto un esempio durante la scorsa primavera, nel pieno della "crisi dei rifiuti" campana. In quell'occasione un ruolo cruciale nell'alimentare il malcontento delle popolazioni locali venne giocato da gruppi di ultras del Napoli contigui alle organizzazioni camorristiche. Un meccanismo analogo si innescò in Sardegna, in seguito al provvedimento del governatore Soru col quale si stabiliva che una parte dei rifiuti campani venisse accolta nelle discariche sarde. In quel caso venne registrata una parte attiva nella protesta da parie di gruppi di ultras del Cagliari. Il suggerimento offerto da questo esempio porta a sostenere che al giorno d'oggi i gruppi ultras maggiormente organizzati si configurino come strutture capaci di gestire e alimentare tensioni sociali. Il disordine è per i gruppi radicali l'elemento naturale, e all'interno di quell'elemento essi mostrano una capacità di mobilitazione e incanalamento del malcontento che li rende protagonisti e procura loro un'insperata legittimazione sociale. Bisogna tenere in conto anche questo quando si cerca di capire cosa sia cambiato e cosa ancora possa cambiare nel mondo ultras italiano.


Pubblicato il 17/1/2009 alle 5.25 nella rubrica Generiche.

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