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Federcalcio: c’è un piano per cambiare i campionati

di Antonio Maglie per Il Corriere dello Sport (19/12/2008)
 
TEMPI DURI
 
Prima ha allungato il docu­mento a Giancarlo Abete e poi ha snocciolato qualche cifra. In serie B cento giocatori guadagnano più di quattrocentomila euro, 250 fra i due­centomila e i quattrocentomila. «So­no costi insostenbili», ha chiuso Anto­nio Matarrese certificando l’esisten­za di una crisi che la congiuntura in­felice può solo aggravare visto che gli imprenditori impegnati nel pallone sono i medesimi attualmente in sofferenza sui mercati. «E’ evidente che bisogna muoversi con lungimiranza e tempestività: chi ha venduto le azioni pri­ma del crollo delle borse non ha pagato pedaggio alla cri­si. E noi dobbiamo fare la stessa cosa», spiega il presi­dente federale, Abete. Fra B e Lega Pro ci sono al mo­mento una ventina di società che non riuscirebbero a iscriversi al campionato.
Tornano a echeggiare nel­le stanze di via Allegri paro­le che sembravano tabù: tet­to agli stipendi e riforma dei campionati, cioè riduzione dell’area professionistica perché, come ha sottolineato Abete, «in virtù di questo quadro generale solo un fol­le potrebbe garantire che nel 2018 ci saranno ancora 132 squadre tra A, B e Lega Pro». Tira una pessima aria nonostante si sia attenuata su Roma la morsa della bas­sa pressione. Per ora blocco dei ripescaggi in B (si punta a scendere subito a venti) e ostacoli più alti in Lega Pro per i ripescaggi (ai candida­ti saranno chieste robuste garanzie finanziarie). Ma nessuno può prevedere co­me saranno il mondo e l’Ita­lia a febbraio o a marzo. Que­sta minima risistemazione potrebbe non bastare. Abete è convinto che se c’è la vo­lontà politica a un accordo su una nuova struttura dei campionati si può arrivare. Ma il presidente della Lega Pro, Macalli, deve abbando­nare l’idea della doppia B e di una A che fa Lega per con­to proprio.
Con il voto ponderato, Ma­tarrese ha unito le due cate­gorie per l’eternità: difficile immaginare che i tagli in Le­ga Pro possano essere addol­citi da un salto dei «più ric­chi » nella B allargata. I tem­pi sono duri e la loro durez­za favorirà i ripensamenti. Non a caso c’è già chi sareb­be pronto ad accettare l’idea dei tetti salariali. «Tra gua­dagnare meno e non guada­gnare nulla, meglio la prima soluzione», ha detto Bruno Bolchi. E Renzo Ulivieri che al momento non vuol sentir parlare di «tagli», accetta l’idea di «una riforma strut­turale ». D’altro canto tutti hanno capito che i quattrini sono diminuiti. Via Allegri avrà a disposizione 170 milioni, più di un quarto (circa quaran­totto milioni) verranno dirot­tati all’Aia che nel frattempo ha chiesto 5 milioni in più per i rimborsi. Cesare Gus­soni attenderebbe la conces­sione del «ritocco» per pre­sentare ufficialmente la sua candidatura. E con quel suc­cesso politico-finanziario in tasca potrebbe più agevol­mente affrontare la competi­zione nelle urne (sicuramen­te con Nicchi, probabilmen­te con Trentalange).
E’ difficile parlare di rifor­me in una Federazione or­mai proiettata verso le sca­denze elettorali. Nazionali e internazionali. «Abbiamo fatto una riflessione e abbia­mo ritenuto opportuno che il presidente federale presenti la propria candidatura al co­mitato esecutivo della Uefa», spiega Abete. Tenuto conto che l’attuale capo di via Alle­gri dovrebbe essere confer­mato, si giunge alla conclu­sione che toccherà a lui so­stituire Franco Carraro, grandi elettori permettendo. Nel frattempo rispuntano gli Europei, questa volta del 2016. Nulla di certo. Però l’Uefa ha definito nuovi mo­di e nuovi tempi. Entro il prossimo 9 marzo bisogna presentare le «dichiarazioni di intenti». Quindi Nyon pro­cede a una prima scrematu­ra (un modo per evitare che si ripeta un nuovo caso Polo­nia- Ucraina) e a quel punto i prescelti decidono se pre­sentare la candidatura. L’idea c’è, sul fronte degli stadi la situazione è in movi­mento e la Uefa un qualche risarcimento all’Italia lo de­ve. L’impressione è che in uno dei prossimi Cf (semmai quello di fine gennaio) la di­chiarazione di intenti po­trebbe anche venir fuori.

Pubblicato il 20/12/2008 alle 15.38 nella rubrica Generiche.

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