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Zeman: «Rieccomi, potrei già allenare»


Il boemo: «Non sono stato esonerato. Contro di me una campagna moggiana».
Per tutti c´è un limite. Evidentemente anche per Zdenek Zeman. Lo dice lui stesso: «Io alleno i giocatori che la società mi mette a disposizione».
Alla Stella Rossa il boemo si è trovato fuorigioco e ha preferito farsi da parte, evitando una situazione che l´avrebbe fatto soffrire troppo, come mai gli era successo nella sua carriera di allenatore.
«Chiariamo che non sono stato esonerato: ho risolto il contratto con la società serba — spiega Zeman, rientrato a Roma martedì sera —. E´ stata una soluzione che ho cercato, quando ho capito che i giocatori non mi seguivano. Ho parlato con chi gestisce il club e abbiamo deciso di chiudere anticipatamente il rapporto. A qualcuno, però, piace dire che sono stato esonerato e che stavolta non c´entra Moggi. E nessuno evidenzia la crisi economica della Stella Rossa, che vive il momento peggiore della sua storia».
E´ durata appena tre giornate di campionato, con un solo pareggio, dopo l´eliminazione dai preliminari di coppa Uefa, con i ciprioti dell´Apoel Nicosia. Comunque, è stata un´esperienza fallimentare?

«Bisogna saper leggere gli eventi. Quando sono stato esonerato dal Lecce, nel dicembre 2006, la società non ha poi conseguito risultati con gli stessi giocatori che mi aveva consegnato. Ma a gennaio ha investito, tra cartellini e ingaggi, quasi 10 milioni. La stessa cosa successe alla Salernitana: mi esonerarono e acquistarono 16 giocatori. Alla Stella Rossa mi avevano promesso di tenermi informato sul mercato. Per ogni ruolo ho indicato tre possibili acquisti. Invece, ho avuto 16 nuovi giocatori, tutti a parametro zero, per lo più scelti su Internet, senza il mio assenso. In campo nessuno mi seguiva! Eppure, a Belgrado la gente dice che Zeman è stato il miglior allenatore sulla panchina della Stella Rossa».

Insomma, non hanno accettato i suoi metodi, le hanno remato contro?

«La Stella Rossa mi aveva chiesto di creare disciplina, in campo e fuori. Fissate le regole, non sono state rispettate. Aveva senso restare? Ora tornerà di moda la storia che il mio calcio è superato, che magari anche i tecnici serbi sanno tutto dei miei schemi».

Come schierava la Stella Rossa?

«Non ho puntato su fuorigioco e pressing alto. La squadra faceva volare la palla in area avversaria senza seguire le mie indicazioni. Non è il mio calcio! Non volevano imparare a fare una sovrapposizione e due passaggi di fila. Subivano gol assurdi, che neppure una formazione di Esordienti incasserebbe. In questa Stella Rossa non c´è cultura del lavoro, meglio togliere il disturbo. Io non sono come qualche mio collega, che s´incolla alla panchina. Ora sarò bersaglio della solita campagna diffamatoria: la chiamo campagna "moggiana"».

Ma il calcio serbo è davvero così lontano dal nostro?

«A certi livelli, c´è qualità, come nella nazionale Under 21. Nella Stella Rossa c´è il nazionale Nenad Milijas, un centrocampista che io "vedevo" come mediano, perché, avendo buone doti, era importante tenerlo nel vivo della manovra. A lui non piaceva il ruolo assegnato, eppure da mediano giocava 102 palloni, contro i 40 toccati nella posizione che preferiva. Non avevo la disponibilità dei giocatori. Forse qualcuno pensa che basta chiamarsi Stella Rossa per vincere le partite: era così sino all´anno scorso, ma non accade sempre».

E´ vero che ha litigato con Lazetic?

«Falso. Avevo accettato l´acquisto dell´ex calciatore di Genoa e Torino, confidando anche sul suo apporto nella comunicazione col gruppo. Ma, quando gli ho chiesto di giocare, mi ha detto che non se la sentiva. Così l´ho lasciato fuori».

Ora torna a godersi il calcio italiano?

«Potrei allenare subito, però non faccio programmi. Seguirò più da vicino la serie A. L´Inter resta la favorita, anche se bisogna vedere come i tanti giocatori si adatteranno ai metodi di Mourinho».

C´è il rischio che «Special one» faccia la fine di Zeman?

«No, perché in Italia c´è la cultura del lavoro».

S´aspettava la sofferenza degli azzurri contro Cipro?

«Non credevo patissero tanto. Certo, vedere Cassetti in nazionale da esterno difensivo mi dà grande gioia. Nel mio Lecce rifiutava quel ruolo, non si sentiva a suo agio».

Giuseppe Calvi da La Gazzetta dello Sport

Pubblicato il 11/9/2008 alle 14.21 nella rubrica Generiche.

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