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Rose ristrette, ultime speranze

Tira aria di crisi tra Lega Pro e Aic

Tira aria di crisi tra Lega Pro e Aic. I segnali di distensione lanciati la settimana scorsa dal presidente Macalli non sono stati supportati dai fatti. E chi si aspettava un verdetto positivo sulla proposta lanciata da Campana (aggiungere tre under ventitré ai diciotto seniores) è rimasto a bocca asciutta. Il Consiglio di Lega non ha portato ad un bel nulla, quindi, al momento resta tutto invariato sperando che una piccola svolta possa arrivare nei prossimi giorni. L’ottimismo che serpeggiava nei giorni scorsi nelle ultime ore si è ridotto ai minimi termini. Anzi, forse non è mai stato così fioco. Il primo a non nascondere la delusione è il legale dell’Associazione Italiana Calciatori, Umberto Calcagno
L’avvocato in un primo momento aveva parlato di un incontro proficuo, ma ora, a distanza di una settimana ha dovuto ricredersi, ha fatto retromarcia ammettendo che si è trattato solo di una fumata nera. 
“Dispiace -tuona l’ex calciatore-. Dispiace tanto che le cose siano andate così, perché si erano gettate delle buone basi per avviare una trattativa. Personalmente ero fiducioso, molto fiducioso e non l’ho nascosto. La settimana scorsa, prima del Consiglio di Lega ci siamo salutati con l’impegno di venirci incontro reciprocamente e di prendere in seria considerazione l’idea della controparte. Invece, accorgersi successivamente che la nostra proposta non è stata neppure presa in considerazione infastidisce. Noi ci troviamo in una situazione difficilissima, siamo costretti ad accettare una riforma imposta dall’alto che non condividiamo minimamente; nonostante ciò abbiamo provato a smussare la falcidia che si registrerà bloccando le rose, adducendo anche delle valide considerazioni basate su studi documentati”. 
Il riferimento è chiaro: la rivoluzione, attuata già da qualche anno nella serie cadetta, non ha fatto né registrare l’abbattimento dei costi né ha visto la valorizzazione dei giovanissimi. Eppure sono questi gli obiettivi alla base del piano astruso di Macalli. 
“Con molta franchezza sono arrivato alla conclusione che con questo tipo di progetto si voglia dare seguito ad una pensata fallimentare attuata già nella serie B. Il presidente di Lega ha voluto creare una sorta di scaletta, ignorando i dati certi che forniscono le carte. Quando si applicò la riforma nella serie maggiore tantissimi giocatori furono sbattuti fuori dalle rose e si videro costretti a scendere di categoria. La serie C fu la valvola di sfogo... Ora però dove finiranno tutti quelli in esubero? Un attaccante di C1 può mai accettare di finire nei dilettanti? E tutti i ventitreenni? Ho portato numerosi esempi di giocatori talentuosi esplosi ad un’età superiore ai ventidue anni, non capisco perché bisogna fissare questo tetto massimo senza concedere deroghe. Questo tipo di scelte non possono esulare dal parere delle altre associazioni agganciate alla Lega, una riforma di questo tipo va programmata nel tempo, tenendo anche presente la proposta di chi ha un rapporto più immediato con i calciatori. Ripeto, pur non condividendola abbiamo provato ad imprimere una linea meno drastica che non elimini dal mondo del pallone i tanti giovani che abbiano superato quella fascia di età indicata da Macalli. L’Aic ha dimostrato di essere aperta e propositiva”. 
Quasi a voler rimarcare l’imprimatur dittatoriale impresso dal presidente di Lega. 
“Anche la scelta di accettare per la seconda divisione tre under ventitré e respingere la stessa proposta per la seconda mi sa tanto di decisione politica...”. 
Ma l’intenzione è non stare fermi con le mani in mano ed attendere inermi la manna dal cielo. 
“Noi, così come i presidenti ed alcuni operatori economici siamo disorientati rispetto alla chiusura mentale dimostrata dalla Lega Pro, con questa linea programmatica si rischia di far perdere al campionato il fascino che lo ha contraddistinto in questi anni. Dal prossimo week-end i nostri collaboratori incontreranno gli iscritti nei vari ritiri, a breve incontreremo anche i rappresentati per decidere insieme come muoverci. Sarà l’occasione giusta per parlare anche di altre problematiche. Le speranze di un accordo si sono affievolite, ma non del tutto estinte. Le società è giusto che si adeguino all’emendamento, ma a noi non si può vietare di fare battaglia”. 
Torna ad aleggiare lo spettro dello sciopero? 

da Il Sannio Quotidiano
http://lostregone.net/index.php?id=2820

Pubblicato il 23/7/2008 alle 11.4 nella rubrica Generiche.

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