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Macalli: «Tagliare le rose? O così o falliamo»

La strada è disegnata e Mario Macalli non intende tornare indietro. Da oggi la serie C diventa ufficialmente Lega Pro, con i campionati di Prima e Seconda divisione. E il suo presidente ribadisce la volontà di restringere le rose, come da regolamento emanato ieri dal Consiglio di Lega a integrazione delle altre novità. Diciotto over 21 in Prima e quindici in Seconda, dunque: nonostante l´opposizione di Sergio Campana, presidente dell´Assocalciatori. «Non vedo perché non dovremmo farlo — spiega Macalli — non leviamo niente a nessuno, e io faccio solo l´interesse delle 90 società che mi hanno eletto. Nel calcio si arricchiscono tutti: gli unici in perdita sono sempre gli imprenditori».




Azienda in fallimento - L´imperativo è ridurre i costi di gestione. Perché? Semplice: «Il calcio italiano è come l´Alitalia: un´azienda in fallimento. Lo dirò giovedì in Consiglio Federale. E mi meraviglia che le istituzioni non abbiano mai preso un provvedimento: si gioca ogni domenica senza che nessuno faccia niente». Invece la serie C, pardon la Lega Pro, qualcosa fa: taglia posti di lavoro. «Non ce l´ho con i trentenni e non siamo in guerra con nessuno, ma bisogna fare una scelta per salvaguardare l´azienda calcio», spiega Macalli. E se un´azienda va male, arrivano i licenziamenti: altrimenti ecco il fallimento e il posto di lavoro non ce l´ha più nessuno.

I numeri - Nella nuova Lega Pro, numeri alla mano, resteranno a casa in 300. «Gli svincolati non troveranno posto? Affari loro, non siamo un ente di assistenza. La verità è che i disoccupati cronici sono quelli scarsi. I giocatori bravi una squadra la troveranno. E lo stesso discorso vale per i giovani: chi lo dice che l´anno prossimo gli ´87 resteranno fuori dal sistema? Se sono bravi stanno dentro, altrimenti cambieranno mestiere. E comunque so che al 30 giugno quasi tutte le società non hanno più di 9 fuori quota in rosa». I giovani bravi ci sono già: «Ho visto la finale Berretti tra Pro Sesto e Pescara — racconta Macalli — e quei ragazzi potrebbero giocare tranquillamente in B».

Il consenso - La soluzione non potrà essere definitiva. Il presidente della Lega Pro è convinto che «tra un anno saremo ancora nei guai, l´unica speranza è che qualcuno si ravveda e si decida a ristrutturare i campionati». Intanto, Macalli ha i presidenti con sé: «Qualcuno non ci sta ed è legittimo, l´importante è che il buon senso sia comune ». I club più ambiziosi vorrebbero costruire squadre senza troppe limitazioni: «Ma se poi vanno in B — riflette Macalli — dove le rose saranno limitate, che fanno? Rinunciano? Non credo». Il presidente ne ha anche per i tecnici, molti dei quali si sono detti contrari alle nuove regole, che rischierebbero di impoverire il livello tecnico della categoria: «Gli allenatori pensino a fare gli allenatori. Quante volte li abbiamo sentiti lamentarsi di avere rose troppo vaste? Bene, non avranno più questo problema. Anzi, la vera rosa sarà quella della stagione 2009-10». Cioè con appena 14 fuori quota in Prima e 11 in Seconda. Solo così, il calcio non farà la fine di Alitalia: «Che poi Alitalia sta pure meglio di noi — chiude Macalli — perché almeno loro qualche aereo riescono ancora ad alzarlo. Noi invece non ci stacchiamo da terra nemmeno per due metri...».
Alex Frosio da La Gazzetta dello Sport

Pubblicato il 1/7/2008 alle 15.47 nella rubrica Generiche.

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