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Franco Ordine: Foggia ora non mollate!"

E´ stato di parola. Franco Ordine, stella di prima grandezza del firmamento giornalistico sportivo italiano, foggiano doc e grande sostenitore dei colori rossoneri, domenica scorsa era allo "Zini" di Cremona. A sostenere la squadra del cuore e a tribolare al suo finaco nella gara che rappresentava il crocevia della propria stagione.
A margine della domenica di passione che per il Foggia ha avuto l´ennesimo epilogo amaro, Franco Ordine ha voluto attraverso il nostro sito ufficiale sintetizzare il proprio stato d´animo, e al tempo stesso lanciare un monito alle forze attive della città proprio nel momento in cui lo scoramento può rischiare di prendere il sopravvento.
 
Carissimi amici dell´U.S. Foggia,
sono appena rientrato da Cremona in compagnia di figlia e nipoti, in un silenzio assordante. Ho provato a chiamare un po´ di amici sparsi per il Belpaese alla ricerca di frasi consolatorie e ho deciso di scrivere questo messaggio per raccontare le emozioni provate. Perdere la maratona a dieci metri dallo striscione, è di solito una delusione così cocente da riuscire a incenerire tutto il resto. È la solita abitudine italiana, oltre che foggiana: si butta via l´acqua con tutto il bambino. In quell´ora e passa, il tempo necessario per coprire la distanza tra Cremona e Milano, ho invece puntato la mia riflessione non sul gol buono o viziato concesso alla Cremonese, non sulla incredibile opportunità persa (in 11 contro 10 per 70 minuti), non sull´arbitro e neanche sul quarto uomo, scoperto a fare lo sceriffo davanti alla panchina rossonera. No. Ho rimesso in ordine il pomeriggio vissuto a Cremona e ho ripensato all´incontro, casuale e perciò ancora più prezioso, con un vecchio esponente del Foggia di Oronzo Pugliese, l´ex portiere Giuseppe Moschioni, residente dalle parti di Brescia, giunto in tribuna per incoraggiare la squadra che gli donò in gioventù qualche citazione d´onore sui giornali dell´epoca.
Non è stato l´unico. Ho rivisto tanti volti familiari, fuori e dentro lo stadio, e ho ammirato quella curva tutta rossonera che cantava e ballava come usa fare dalle parti di Copacabana, dopo un viaggio interminabile in torpedone, in un pomeriggio pieno di umidità. Ne ho incrociati tanti altri di foggiani: i ragazzi che sono a Milano a studiare e a preparare il loro futuro, i professionisti affermati che sentono il richiamo della foresta, i figli e i nipoti di foggiani sparsi per le regioni del nord che considerano la squadra e la città, una identità mai abiurata. Tutti insieme hanno consentito al Foggia squadra di giocare a Cremona come allo Zaccheria. "Ma davvero sei preso dalla partita?" mi ha chiesto mia figlia all´intervallo. Non mi aveva mai visto così segnato dalla tensione per quel gol di Del Core che aveva spalancato il cuore di tutti noi alla speranza della grande impresa. Certo che lo ero. Lo ero e non l´ho nascosto perché è bene che anche i figli, distratti dalla lontananza, colgano il senso carnale delle radici.
Alla fine mi sono detto: questo tesoro di entusiasmo, di energie positive, di imprenditoria meritevole (mi riferisco ai soci che condividono da anni il peso economico della gestione societaria), non può, non deve andare disperso. Perciò penso che adesso tutta la città debba avere uno slancio, uno scatto d´orgoglio. E far sentire, dopo gli applausi, i canti e i balli di domenica pomeriggio a Cremona, dinanzi alla generosa esibizione della squadra di Galderisi, quel senso dell´appartenenza che è la benzina di ogni sodalizio, umano e professionale. In tribuna, a Cremona, non ho incrociato un solo rappresentante delle istituzioni foggiane. Tullio Capobianco, il presidente, ha ricevuto qualche ora prima della sfida la telefonata di incoraggiamento da parte di Antonio Pepe, presidente della "provincia" da pochissimi giorni. Forse questo è il momento in cui anche la classe politica può fare la sua piccola parte e magari rimediare a qualche carenza affettiva, definiamola così. Come? Semplice: invitando i soci a non mollare, a confermare il loro impegno. Chi perde, nel calcio come nella vita, ha il dovere di riprovare. E di farlo facendo tesoro delle esperienze vissute. Forse è il caso di far sapere all´usfoggia, al presidente e ai suoi consiglieri, ai tifosi in processione verso Cremona, che dietro la delusione del risultato, c´è una città capace di asciugare qualche lacrima e di far riaccendere la passione.
Mando a tutti un grande abbraccio e un augurio sincero di pronto riscatto

Franco Ordine

Milano 26 maggio 2008
http://www.dauniasport.it/index12.html

Pubblicato il 28/5/2008 alle 13.26 nella rubrica Foggia.

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