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Verdetti 2010-2011
Retrocesse dalla serie B
Frosinone Portogruaro
Triestina Piacenza
Promosse dalla 2a Div
Tritium Carpi
Latina FeralpiSalò
Carrarese Trapani
Retrocesse in 2a Div
Paganese Cavese
Monza Sudtirol
Ternana Cosenza
Promosse in serie B
Gubbio Nocerina
H.Verona Juve Stabia


Supercoppa 2010-2011
22 - 26 maggio
Gubbio Nocerina 1 - 1
Nocerina Gubbio 0 - 1
Vincente: Nocerina


Play Off Lega Pro
29 maggio 2011
Girone "A"
Verona Sorrento 2 - 0
Salernitana Alessandria 1 - 1
Girone "B"
Juve Stabia Benevento 1 - 0
Taranto A. Roma 0 - 1
5 giugno 2011
Girone "A"
Sorrento Verona 1 - 1
Alessandria Salernitana 1 - 3
Girone "B"
Benevento Juve Stabia 1 - 1
A. Roma Taranto 2 - 3
Finali Play Off 2011
Andata 12 giugno
Verona Salernitana 2 - 0
Juve Stabia A. Roma 0 - 0
Ritorno 19 giugno
Salernitana Verona 1 - 0
A. Roma Juve Stabia 0 - 2


Play Out Lega Pro
29 maggio 2011
Girone "A"
Sudtirol Ravenna 1 - 0
Monza Pergocrema 1 - 0
Girone "B"
Viareggio Cosenza 3 - 1
Foligno Ternana 1 - 0
5 giugno 2011
Girone "A"
Ravenna Sudtirol 2 - 1
Pergocrema Monza 1 - 0
Girone "B"
Cosenza Viareggio 0 - 1
Ternana Foligno 1 - 1


Lega Pro 1a Div - Girone A
10a giornata - 25 ott 09
Alessandria Viareggio 0 - 0
Como Arezzo 0 - 0
Classifica - 10a giornata
 1  Novara 24   
 2  Cremonese 22

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27 maggio 2008

Aida Yespica,Matteo Ferrari? mamma e papà! Marianne Pasqualina Puglia Martínez, Lisa Dalla Via: strip di Coverciano, Hoara Borselli e Zenga, Ashley, dal Roland Garros... a Playboy

La nuova veste di Aida? La mamma

La bellissima modella venezuelana si confessa in esclusiva per Sportmediaset.it


di Valerio Bassan

Eccola. Appare felice e disinvolta, nonostante sia alle soglie del quarto mese di gravidanza. Aida Yespica, la bellissima showgirl venezuelana che ha conquistato tutti con le sue apparizioni al Bagaglino, si presenta ai giornalisti con un sorriso largo così. 

Il merito? Tutto del suo Matteo Ferrari, difensore della Roma che le ha trafitto il cuore a gennaio 2007, da quando cioè i due hanno iniziato a frequentarsi. Ora i due sono in (dolcissima) attesa del primo figlio. L'abbiamo incrociata alla presentazione del torneo BSI Challenger 2008 di Lugano, di cui Aida è madrina d'eccezione, e ne abbiamo approfittato per farle qualche domanda sulla sua vita privata.


Aida, innanzitutto come ti senti adesso che sta per nascere il tuo primo figlio?

"Bene, anzi benissimo. Fare la mamma è il sogno di una vita. E non c'era momento migliore di questo per vivere questa nuova, bellissima esperienza".

A che cosa ti riferisci, al tuo successo in televisione?
"Beh sì, questi anni di collaborazione con il Bagaglino mi hanno insegnato molto. Non è stato facile all'inizio, ma ora posso dire con soddisfazione che tutto è andato per il meglio. Proprio non potevo chiedere di più".

Il bambino dovrebbe nascere a novembre. Avete già qualche idea su quale sarà il nome?
"Ancora no, non ci abbiamo pensato. Io e Matteo siamo d'accordo: prima preferiamo aspettare di scoprire se sarà un maschietto o una femminuccia".

Tu che cosa preferiresti?
 "Beh, una femmina... senza dubbio sarebbe il massimo!".

Il destino di Matteo è ancora in bilico: non ha ancora deciso se rinnovare con la Roma o dare ascolto alle sirene milanesi, sponda rossonera. Hai qualche anticipazione?
"Matteo sta ancora pensando al suo futuro. A Roma lui sta bene. Io però non avrei problemi a seguirlo a Milano, una città che adoro. Staremo a vedere".

E se si trasferisse all'estero, diciamo in Premier o nella Liga?
"Che domande! Per lui andrei ovunque, anche in capo al mondo".

Sei tifosa di qualche squadra in particolare?
"Il calcio mi piace, ma non ho una preferenza. Io tifo solo per il mio fidanzato".

Ma se la Roma dovesse vincere lo scudetto, saresti disposta a imitare lo spogliarello della Ferilli nel 2001?
"Ah ah, ma no! Per ora il mio solo e unico pensiero è quello di fare la mamma. E ne sono ben felice!".

http://www.sportmediaset.it/gossip/articoli/11567/


Marianne, Lisa e lo strip di Coverciano

Chi sono le due inviate di Lucignolo che hanno fatto irruzione sul campo degli azzurri

Di loro ha parlato anche il presidente della Figc Giancarlo Abate, segno che il bersaglio è stato centrato. Abete nel ribadire che il ruolo dei dirigenti sarà ''di vicinanza, supporto e discrezione" ha fatto una simpatica postilla: "Non c'è bisogno di invasioni di campo, per quello basta quella di domenica".

Il riferimento era alle due inviate di Lucignolo che hanno fatto irruzione nel campo d'allenamento della Nazionale maggiore a Coverciano improvvisando uno strip e rimanendo in bikini tra gli occhi ben aperti degli azzurri.

Ma chi sono davvero le due ragazze che hanno dato spettacolo? 
L'inviata in "bianco" si chiama Marianne Puglia, o meglio, come riporta Wikipedia, Marianne Pasqualina Puglia Martínez. E' nata nel 1985 ed è stata Miss Terra nel 2006 e lavora come modella.

L'altra birichina inviata (Lisa Dalla Via) ha spopolato su internet per giorni (anche mesi) grazie al suo spogliarello sulla linea verde della metropolitana di Milano. Lei è originaria di Pisa è per molto tempo è stata solo una "cat woman". Lisa ha un sogno grande nel cassetto, quello di fare l'attrice, anche se per il momento si deve accontentare di queste, chiamiamole così, "comparsate".

http://www.sportmediaset.it/gossip/articoli/11544/


Borselli: "Zenga, quanto ti ho amato"

L'ex fidanzata dell'allenatore del Catania racconta la sua storia d'amore più importante

Hoara Borselli racconta il suo successo  a teatro con il musical "La febbre del sabato sera", ma non dimentica le origini e i grandi amori della sua vita: "Il 1995 fu un anno davvero fortunato: oltre al primo ruolo da protagonista nel cinema, trovai anche l'amore". Quell'amore travolgente durato 6 anni con Walter Zenga, storico portiere della Nazionale e dell'Inter.

Al settimanale "Di Più", la stessa Borselli confessa: "Con lui ho vissuto degli anni molto intensi. Walter mi faceva sentire una regina nel vero senso della parola. Eravamo molto innamorati e io, per seguirlo, mi trasferii anche in America, a Boston, dove lui all'epoca era stato reclutato da una squadra locale, la New England Revolution". 

I due rimasero tre anni negli Stati Uniti, tre anni ricchi di passione ma anche con qualche sacrificio importante: "Per stargli accanto abbandonai i miei sogni - racconta sempre Hoara - e le mie ambizioni nel mondo dello spettacolo. Poi, finita l'esperienza americana, una volta rientrati in Italia, Walter e io ci lasciammo. Fu davvero un periodo molto duro: oltre ad avere perso lui, che comunque era diventato per me un punto di riferimento, dovetti rimboccarmi le maniche per cercare di sbarcare il lunario".

Periodo difficle dal quale entrambi sembrano usciti benissimo. Zenga, neo allenatore del Catania, è riuscito a ottenere la salvezza con la squadra siciliana ed è felicemente sposato dal 2005 con la rumena Raluca Rebedea, 26 anni. Mentre la Borselli finalmente ha trovato nella danza il suo nuovo amore e la sua piena realizzazione.

http://www.sportmediaset.it/gossip/articoli/11556/Hoara+Borselli+Zenga+Walter+Ex


Ashley, dal Roland Garros... a Playboy

La tennista americana Harkleroad ha posato per la nota rivista sexy

Emergere, farsi notare. Per qualsiasi atleta è fondamentale. E allora, se le cose sul campo non vanno proprio benissimo... Ashley Harkleroad deve aver fatto più o meno questo ragionamento. La tennista americana, 23 anni, agonisticamente parlando non se la cava alla grande. La sua avventura al Roland Garros è durata lo spazio di due set, eliminata subito, al primo turno (6-2 6-1) da Serena Williams

In pantaloncini e maglietta è stata insomma una delusione. Ma gli appassionati di sport - e non solo - potranno presto riscoprire la giovane tennista in un'altra veste, o meglio...senza alcuna veste! Già perché Ashley ha detto sì niente meno che a Playboy, la nota rivista per soli uomini, che dedicherà alla giovane un ampio "servizio" nel numero di agosto.

Non è la prima atleta che si spoglia, non sarà l'ultima. Ashley, del resto, rivendica la propria scelta con fierezza. "Sono orgogliosa del mio corpo"
http://www.sportmediaset.it/gossip/articoli/11543/harkleroad+playboy

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27 maggio 2008

Gol regalato a Mondonico: esce scortato dalla Polizia

Gol regalato a Mondonico: esce scortato dalla Polizia 

27/05/2008

Parte col piede sbagliato il trentenne Renzo Candussio, l´arbitro di Cremonese-Foggia, ritorno dei playoff di C1 che promuove i grigiorossi di Emiliano Mondonico alla finale col Cittadella per un posto tra i cadetti.

Una prova del Fuoco  per il ragazzo di Cervignano del Friuli che sa di bocciatura, perchè la sua prestazione non è apparsa positiva al cento per cento come si richiede per i fischietti in corsa per la promozione alla Can di A e B.

La differenza con un Arbitro  di A la si nota subito, fin dai piccoli particolari: la quaterna arbitrale che arriva con un Taxi  anonimo senza nessun accompagnatore ufficiale; la segregazione nello spogliatoio nemmeno si trattasse della clausura, proprio per non avere contatti con l´ambiente esterno. Anche il riscaldamento: in A e B viene effettuato da arbitro e guardalinee sul campo, mentre il "marine" Candussio (così lo caratterizza il Taglio  dei capelli) se lo fa nello spogliatoio, sotto il settore distinti completamente vuoto. E poi la divisa nera, senza nome sul colletto e senza auricolare per parlare con gli assistenti.
Sul pronti via interviene in ritardo su un paio di falli, non concede altrettanti vantaggi evidenti: la tensione è tanta e gli fa perdere lucidità. Al 25´, con un giocatore del Foggia a terra e dolorante, non ferma il gioco (ma non lo fanno neanche i rossoneri, ieri in bianco). Al 28´ mischia nell´area pugliese, rigore sacrosanto reclamato dalla banda Mondonico e Candussio non trova di meglio che estrarre due gialli nel mucchio. Si saprà dopo che sono per Temelin e Rinaldi. Al 30´ l´unica cosa giusta: rosso per il portiere locale Biachi che abbatte fuori area De Paula.

Nella ripresa il pareggio di Temelin, che regala alla Cremonese la finale, è viziato da un evidente fallo sul portiere Agazzi che resta a terra. Poi ancora tanti errori e, al fischio finale, la rabbia dei foggiani, in particolare dell´allenatore pugliese Nanu Galderisi, che costringono Candussio a lasciare il terreno scortato dalla polizia.

ilgiornale.it
http://www.foggiacalciomania.com/rubriche/news.asp?id=17535

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27 maggio 2008

Quattro Turbo verso la B

Quattro Turbo  verso la B

27/05/2008

Cittadella, Cremonese, Taranto e Ancona: i segreti delle squadre giunte in finale. I valori espressi dal campionato non sono stati smentiti. In finale sono arrivate la seconda e le terza dei due gironi: Cremonese e Cittadella, Ancona e Taranto. Saranno loro a giocarsi la B. Ecco con quali armi.

Cremonese - È la classica squadra alla Mondonico: terribilmente difficile da battere. Perché si adatta alle caratteristiche dell´avversario per annullarle (domenica, per dire, il tecnico ha rinunciato a Zauli e Graziani per coprirsi meglio) e perché in tutti i reparti ha giocatori di imbattibile esperienza. Poi davanti c´è un Bomber  spietato come Temelin: 19 reti in campionato più uno, decisivo, in semifinale.

Cittadella - Foscarini ha dato al Cittadella un´impronta indelebile: 4-3-1-2 sempre, comunque e ovunque. I risultati dimostrano la bontà della scelta: i veneti hanno il secondo attacco della C1 dietro al Padova  e una coppia-gol formidabile (Coralli 19 reti e Meggiorini 14 ma ancora a secco nei playoff, più i cinque più uno di De Gasperi) e un atteggiamento che tra casa e trasferta non fa alcuna differenza.

Ancona - Monaco ha costruito i successi di stagione sulla tenuta della difesa (26 reti, seconda solo alla Salernitana) e sulle reti di Mastronunzio. La sconfitta di Perugia sembra essere stata un episodio, i gol della Vipera no. In semifinale, decisivi anche gli ingressi di Cazzola e Lacrimini, segno che in panchina Monaco ha risorse importanti. Gli serviranno, perché a Taranto mancheranno per squalifica Fialdini e Anaclerio, pedine fondamentali del centrocampo.

Taranto - Cari ha allestito una squadra dai piedi buoni. Il modulo con tre trequartisti gli garantisce una straordinaria varietà di soluzioni in avanti, grazie alle sponde di Plasmati. La squalifica di Cutolo sarà un problema, ma intanto il tecnico ha recuperato definitivamente la qualità di Mancini. E anche dietro il Taranto non scherza: in campionato non ha incassato gol in ben 18 partite (più la semifinale di ritorno con il Crotone). Nessuna tra le quattro finaliste ha fatto meglio.

Gazzetta dello Sport - Alex Frosio
http://www.foggiacalciomania.com/rubriche/news.asp?id=17532

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27 maggio 2008

Foggia, scatta l´allarme: «Stop alle ambizioni»

Foggia, scatta l´allarme: «Stop alle ambizioni»

27/05/2008

Bonassisa: «Senza aiuti i programmi verranno ridimensionati Il Comune deve sistemare lo stadio. Galderisi? Gli parleremo».
Una grande occasione Perduta . E, di conseguenza, un´ inevitabile ripercussione economica sul Futuro  del Foggia. Il giorno dopo, la cocente eliminazione di Cremona fa ancora più male. Riapre la ferita di un Anno  fa (B sfumata in finale ad Avellino) e zavorra i conti: il ritorno tra i cadetti avrebbe assicurato entrate significative, rispetto agli oltre 8 milioni di euro rimessi dagli otto Soci  negli ultimi 3 tornei in C1.

Ridimensionamento - All´indomani dell´eliminazione, quasi tutti i cellulari restano staccati: una pausa di riflessione necessaria, per digerire amarezza e delusione. Ma il club di via Napoli alza la voce, attraverso il vicepresidente Domenico Bonassisa: «Non possiamo continuare a investire alla cieca. Va avanti così da tre anni, ora basta. A parte i tifosi, che meriterebbero più della B per il commovente sostegno assicurato anche a Cremona, il resto della città non risponde. Se non arriva una svolta, ridimensioneremo i programmi: una squadra dignitosa, nulla di più».

Stadio - La società ce l´ha con l´amministrazione comunale. «Nel 2005 fummo radunati da istituzioni e politici — riprende Bonassisa —, per assicurare continuità e rilancio al calcio cittadino. Noi abbiamo rispettato i patti, altri no». Al centro c´è la questione Zaccheria. «Giochiamo in uno stadio inagibile, prima che non a norma: di questo passo, non avremo deroghe neanche per la capienza minima (7.500 posti, ndr). Il Comune deve rimetterlo a posto, è un suo impianto. Eppoi abbiamo bisogno di campi per allenarci: siamo disposti a investire, ma non ci sono stati neanche indicati dei terreni. E non parliamo dell´imprenditoria locale, nessuno ci affianca. Sponsor? Ha dovuto pensarci un nostro socio».

Galderisi - C´è però voglia di guardare avanti. «Se la situazione cambia, siamo pronti a fare una squadra ancora più forte» assicura Bonassisa, che sposta il tiro sulla panchina. Sarà difficile trattenere Galderisi, inseguito dalla B (Rimini in testa). «Vogliamo che Galderisi rimanga, l´avevamo già detto prima dei playoff. Ne riparleremo con calma con lui. Ha fatto un grosso lavoro e non possiamo colpevolizzarlo, anche se a Cremona è stato meno lucido del solito nella gestione dei cambi: la differenza l´ha fatta l´arbitraggio, il gol avversario è stato propiziato da un fallo su Agazzi».

Città e squadra - Il lungo ritorno da Cremona si è rivelato assai mesto per oltre mille tifosi rossoneri (altrettanti risiedono al nord), preoccupati per il futuro. Tra i rossoneri dodici contratti in scadenza (Colombaretti, Ignoffo, Mora, Giordano e Biancone i più importanti).

Gazzetta dello Sport - Roberto Pellegrini
http://www.foggiacalciomania.com/rubriche/news.asp?id=17529

Foggia: l´obiettivo è ripartire da Galderisi

27/05/2008

Il presidente Capobianco è convinto dell´ottimo lavoro svolto dal tecnico che però potrebbe rispondere alle chimere della B.

Sarà difficile smaltire la delusione di Cremona, ma il Foggia è obbligato a Guardare  avanti. Lo dice il presidente, Tullio Capobianco: «Il programma non si ferma di Fronte  a un insuccesso per quanto cocente e inaspettato per la piega che aveva assunto la partita dopo la rete di Del Core. In questi tre anni abbiamo investito molto per costruire squadre vincenti, ora dovremo Fare  più attenzione alla valorizzazione dei giovani e alla razionalizzazione dei costi. Ma non c´è dubbio che il Foggia in serie C1 non può accontentarsi di essere un comprimario».

È probabile che il club rossonero chiederà a Galderisi di proseguire il percorso insieme. «Ha fatto molto bene in tre mesi, mi sembra scontata la sua conferma», dice Capobianco. Pure il vicepresidente,
Domenico Bonassisa, apre all´ex azzurro nonostante non tutto gli sia piaciuto nella conduzione tecnica di Cremona: «Galderisi ha riportato serenità nello spogliatoio ed ha centrato una serie di risultati impressionante. Giusto ripartire da lui anche se a Cremona qualche errore lo ha commesso pure lui: Biancone, ad esempio, poteva inserirlo prima. Ma un infortunio non può condizionare la stima che noi tutti riponiamo in lui».

L´allenatore alla vigilia della sfida di Cremona aveva detto di «voler proseguire con questo gruppo, anche se ci sono molte cose da chiarire». Il tecnico, apparso nel dopopartita visibilmente scosso e amareggiato, potrebbe in realtà
farsi tentare dalle sirene della serie B (Rimini?). La pausa di riflessione servirà anche per capire se il Foggia sarà una scelta prioritaria. In ogni caso quest´anno il club non dovrebbe smantellare come accaduto un anno fa, sebbene siano dieci i contratti in scadenza. Due delusioni playoff per alcuni della vecchia guardia (Ignoffo, Giordano, Zanetti) rischiano però di sedimentare sul morale del gruppo il sintomo della sconfitta. Partire dalle parole di Capobianco («quest´anno valorizzeremo di più i giovani») può essere un buon indizio per leggere in controluce i programmi che, pur con la morte nel cuore, si comincerà in queste ore ad abbozzare.

Nel frattempo nell´entourage rossonero pochi dubbi sulla conduzione dell´arbitro Candussio che avrebbe penalizzato «oltre ogni limite» il Foggia.
«Non è il primo torto arbitrale che abbiamo subito quest´anno - dice Biancone - se penso al rigore netto non concesso contro il Padova, al fallo di mani non visto in area contro la Pro Sesto, al gol valido che ci è stato annullato a Foligno. E gli episodi potrebbero continuare».

Il Foggia ha però avuto 35´ per rimediare e non l´ha fatto: «Eravamo nervosi e un po´ stanchi e poi quando giochi contro una squadra che solleva il muro davanti alla porta diventa molto più difficile essere lucidi».

Anche Mounard grida al complotto: «La Cremonese era stata aiutata anche all´andata. Putroppo è andata così, ma noi non possiamo rimproverarci nulla perché abbiamo dato tutto. Mi dispiace molto per i tifosi, la qualificazione sarebbe stato un regalo soprattutto per loro».

Gazzetta del Mezzogiorno - Massimo Levantaci
http://www.foggiacalciomania.com/rubriche/news.asp?id=17536

Colombaretti: "Speriamo che rimanga Galderisi"

27/05/2008

Se Taranto sorride, Foggia non lo può Fare  altrettanto pur non avendo perso con la Cremonese sia all´andata che al ritorno. Il regolamento dei play off si conosceva e dunque con tanti applausi ma più delusione finisce la rincorsa alla serie B del club dauno.

Decisiva nel convulso finale l´esperienza di Mondonico che chiudeva come una saracinesca la sua squadra consentiva ai grigiorossi di approdare alla finale play off pur senza aver battuto i pugliesi. Grosso scoramento per Galderisi e company con Colombaretti che a Puglia ha detto:” Non ci sono molte parole da dire, abbiamo fatto un ottima gara decisa da un episodio a noi sfavorevole altrimenti staremmo ora a festeggiare. Adesso  è importante che rimanga Galderisi e che si punti ad un campionato di vertice per evitare questi play off che paiono esser maledetti per noi.”

quotidianopuglia.it - Marcello Mancino
http://www.foggiacalciomania.com/rubriche/news.asp?id=17533

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27 maggio 2008

Presidente Arezzo 'Credo che Floro Flores resterà in Friuli''

Presidente Arezzo 'Credo che Floro Flores resterà in Friuli''

 
14:23 del 27 maggio
 
Filo diretto tra Udine e Arezzo, il club friulano deve risolvere la comproprietà di Floro Flores, ma il presidente dei toscani Piero Mancini si mostra fiducioso ai microfoni di calciomercato.com: "Credo che resterà a Udine, si è comportanto bene anche se ha giocato poco. Durante la prossima settimana potrebbe esserci un incontro. Ranocchia inserito nell'affare Floro? Può darsi, comunque è seguito da tre club di serie A".
Sul giovane stopper aretino ci sarebbero, oltre l'Udinese, anche la Fiorentina e il Napoli . Meno probabile la trattativa con il Parma
http://www.calciomercato.com/index.php?c=45&a=82607

Arezzo Tante partenze, su tutti Ranocchia e Martinetti

 
12:07 del 27 maggio
 
L'Arezzo sta per perdere i pezzo migliori, per ammissione dello stesso presidente Camilli Martinetti, Ranocchia, Rivas sono destinati a cambiare aria, il giovane stopper Ranocchia piace a Napoli, Fiorentina e Udinese. Il centrocampista Bondi ha offerte in B, mentre Chianese potrebbe restare al club amaranto
http://www.calciomercato.com/index.php?c=45&a=82591

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27 maggio 2008

Un americano vuole la Juve Stabia, pellegrinaggio a Pompei per Pezzini, Costantini, Esposito e Filippi

Un americano vuole la Juve Stabia

Un americano vuole la Juve Stabia La Juve Stabia potrebbe finire nelle mani di un italo-americano. Gli ultimi eventi rivelano di un forte interessamento di un imprenditore d’origini irpine. Un banchiere trapiantato negli Stati Uniti che ha una voglia matta di fare calcio in Italia. L’identità dell’imprenditore resta ignota ma lo stesso ha avuto un primo approccio con Fogliamanzillo, commercialista della Juve Stabia e con il direttore generale Giulio Zurlo Vuolo. E non è tutto. L’imprenditore è stato anche al Romeo Menti per seguire la gara di ritorno dei play-out col Lanciano ed è rimasto estasiato dal colpo d’occhio da brividi del pubblico gialloblè.
Il banchiere inizialmente era tentato dal rilevare alcune quote dell’Avellino Calcio, visto che la famiglia Pugliese non è ben vista dalla piazza biancoverde. Quando è stato invitato da un albergatore stabiese per un breve soggiorno nella città delle acque, l’imprenditore ha iniziato a pensare ad un possibile investimento, in pompa magna, a Castellammare. Fogliamanzillo gli avrebbe illustrato la situazione patrimoniale del club e tutti gli sviluppi. Qualcuno già sogna un futuro in grande stile, altri ancora sono scettici. Solo i prossimi giorni potranno svelare se si tratta di un sogno estivo o se il futuro della Juve Stabia può essere a stelle e strisce.
Stampa  Michele Imparato
http://www.resport.it/leggi.asp?id=18820&idcat=3&t=c

Juve Stabia: pellegrinaggio a Pompei per Pezzini, Costantini, Esposito e Filippi

Centrata la salvezza è tempo di sciogliere i voti per la Juve Stabia. Questa mattina, il ds Pezzini, l´allenatore Costantini, il vice Esposito e l´addetto stampa Filippi, sono stati i protagonisti di un pellegrinaggio presso il santuario di Pompei.

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27 maggio 2008

Il Sorrento è tutto di Castellano, che ha rilevato il 50% delle quote di Franco Giglio

COLPO DI SCENA

Il Sorrento è tutto di Castellano, che ha rilevato il 50% delle quote di Franco Giglio

BUSSATE , IO RESTO QUI

Non è una bella giornata. E neppure una buona notizia. La famiglia Giglio ha regalato al ferreo Antonino Castellano, la metà di quote che deteneva, a titolo totalmente gratuito. Proprio come quando il matrimonio nacque quattro anni fa. Castellano, dalle 18 di lunedì, è l’uomo – solo - al comando del Sorrento Calcio. E’ un colpo di coda, un colpo di teatro inaspettato e che in tanti, senza ombra di dubbio, agognavano in un modo diverso (vedi gli striscioni ed i volantini). Ma niente. Dopo aver incontrato Salvatore Righi nella tarda mattinata di lunedì (al meeting Giglio non c’era), Castellano ha visto il suo socio in un noto albergo di Sant’Agnello. Discussione secretata ma vivace anche perché, alla fine, si è materializzato un dato di fatto che, per ora, non arride di certo al Sorrento. Non ce ne voglia Castellano, ma per ora i quadri sociali sono scarni di persone. E non solo. Il Sorrento perde una pedina importante, anche a livello finanziario. Di risorse economiche alternative, adesso, non ce ne sono. Parole come con Moxedano, come con Bouchè, come con Righi. Così, senza dubbio, non si può andare avanti. Castellano, da diciotto anni al timone, di camminare sulla sua strada, isolato – come dice anche tra i tifosi più fedeli –, non ne vuol sentire parlare. Ma, smentendo gli ultimi saluti di qualche tempo fa, il patron dribbla tutti e raddoppia. Tuttavia, lunedì sera – questo speriamo che sia noto - ci si è assunti decisioni e responsabilità importanti. Cruciali vorremo dire. Da lunedì sera, si vada avanti con carattere e senza cercare nemici. Tutto ciò per il bene del Sorrento. Ora, almeno, chiarezza è fatta. Così si dice. Intervenuto telefonicamente a MetropolisTV nella trasmissione condotta da Gigi Capasso “Doppio Passo”, mentre era a cena, il presidente Castellano ha espresso le sue idee con tinte, onestamente, fin troppo pesanti. “Ho rilevato il 50 % dell’amico Franco – esordisce tranquillo – ed ora sono il detentore della totalità del pacchetto azionario. Alla faccia dei detrattori”. Nota a margine: non c’è alcun documento firmato. Se ne parlerà prossimamente. La dose poi, inevitabilmente, si rincara: “Quelle venti persone che hanno messo zizzania tra me e l’amico Franco – aggiunge – sono servite. Questo è un gesto che prescinde dal rapporto professionale”. Ed ora che succede, patron Castellano? “Ci sono tante persone desiderose di fare calcio con me – afferma -. Una di queste è Righi. Vedremo”. Sulla cordata di sorrentini che, senza uscire allo scoperto (speriamo che lo facciano nelle prossime ore), ha mandato a dire che non lo vuole, parla così: “Chiacchiere - ribatte -, non si è fatto avanti nessuno. Ora ho il 100 % e sono disponibile a discutere di un passaggio a terzi, ma incontrandoli nella realtà. Azionariato? Se vorranno, li vedrò per capire ciò che questa frangia di tifosi ha in mente”. Ciò è solo l’antipasto alle invettive e alle discutibili affermazioni successive. Parte prima: “Come disse Fiore per la Juve Stabia, vi ho presi dal basso e vi lascio nel basso. Io ho preso il Sorrento in Promozione e lo lascio in Promozione”. Sindaco, ci sei? Brividi lungo la schiena. Non esageriamo, presidente. Ci vuole tranquillità, lei lo sa bene. La botta pesantissima, però, ancora deve arrivare. “Ora attendiamo. L’importante è che comunque ci sia io”. Eccolo, l’insano orgoglio. Oramai si è capito. Gli annunci di patti (“Se lascio io, lasciamo tutti e due”), gli addii (“dopo diciotto anni ho chiuso” disse dopo la consegna – a parole – del titolo al sindaco) vengono meno dal sapore di un sorriso fiero che in tv si sente ma non si vede. Opinione personale: a cosa è servita la pubblicizzata conferenza stampa di un mese fa? Boh. L’applauso più lungo – ora – lo merita indubbiamente (come dice nel comunicato stampa sul sito web ufficiale della società lo stesso Castellano) il grande Franco Giglio e la sua grande famiglia. Se ne va un imprenditore che, in quattro stagioni, ha vinto di tutto con l’invidiabile figura di grandissima persona. Un uomo affabile, impegnato ed onesto a cui – in tanti – dovrebbero chiedergli in ginocchio perdono per le carbonerie dette sul suo conto ai tempi della tarantella chiamata Juve Stabia. Se ne va uno che non ha mai voluto interferire col lavoro altrui. Uno con gli attributi, permettetecelo. Se ne va un vincente educato. Grazie, Grazie, Grazie. Un auspicio: che chi voglia proseguire, con Castellano o senza, l’avventura Sorrento lo prenda ad esempio. Chapeau, seigneur Franco.

Roberto Fiorentino, Salvatore Dare
www.solosorrento.it


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27 maggio 2008

Franco Giglio lascia il Sorrento

UFFICIALE: Franco Giglio lascia il Sorrento
26.05.2008 21.10 di Stefano Sica  articolo letto 2002 volte
4 anni di successi, iniziati con la vittoria nei play off contro il Savoia in serie D, e proseguiti con la doppia promozione dalla D alla C1, prima della tranquilla salvezza conquistata in questa stagione. Decisamente sontuoso il bilancio di Franco Giglio (nella foto), albergatore che ha avuto il merito indiscutibile di riportare il calcio sorrentino ai fasti di un tempo, e che questa sera ha abbandonato ufficialmente il club rossonero, restituendo il 50% di sua proprietà nella mani di Antonino Castellano. La società di Via Califano ha diffuso in seguito un comunicato stampa, condito dalle dichiarazioni dello stesso Castellano, tornato ad essere l'unico patron del Sorrento. "Sento il dovere di ringraziare ancora una volta l'amico Franco Giglio che per quattro anni è stato al mio fianco e ha contribuito in maniera determinante al grande salto della Società verso la C1. Il mio non è un apprezzamento formale: Franco Giglio ha messo a disposizione del Sorrento in questi anni tanta passione, tanto tempo e anche tante risorse finanziare. Ecco perché ritengo che merita un grandissimo applauso dai cittadini, dai tifosi e dalle istituzioni della penisola sorrentina".
Ma è chiaro che, al di là delle espressioni di rito, si è trattato di una guerra sotterranea, vinta alla fine dall'imprenditore di S.Agnello, presidente del Sorrento dal 1991. Il quale ora potrà concludere la cessione del club a Righi, contrariamente ai desiderata della piazza costiera e dello stesso Giglio: entrambi premevano nella direzione dell'ingresso in società dei 6-7 uomini di affari, originari della Penisola, interessati.
http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=105800

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27 maggio 2008

Tutti vogliono lo stadio di proprietà.

Tutti vogliono lo stadio di proprietà. E ad Arezzo?
Scritto da: Andrea Avato, martedì 27 maggio 2008
Visto: 133 volte.

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lo stadio Meazza di Milano
Un'interessante inchiesta di Corrado Zunino su La Repubblica ha messo sotto i riflettori la nuova tendenza italiana riguardante gli stadi di calcio. I club di serie A e B, grandi e meno grandi, stanno studiando progetti dettagliati per costruire impianti moderni, di proprietà, da gestire sette giorni su sette in modo da avvicinare i tifosi e aumentare gli introiti. Non più strutture fatiscenti che costano e non rendono, ma aree all inclusive in cui accanto a quelle dedicate al calcio sorgono zone per la ristorazione, il divertimento e l'intrattenimento. Pensando allo stadio di Arezzo, viene il magone.

Dell'Agenzia degli stadi voluta dal ministro Melandri è rimasto in piedi un comitato ristretto: due persone senza ufficio specifico, il vicepresidente del Coni, Luca Pancalli, e il presidente del Credito sportivo, Andrea Cardinaletti. Le finalità dell'ensemble, nonostante sia svaporato l'effetto Euro 2012, restano però le stesse: realizzare le condizioni per consentire ai club italiani di costruirsi e sfruttare nuovi stadi. "Siamo indietro di vent'anni", ama dire Pancalli. Stadi comodi, aperti tutta la settimana, fonte di reddito certo per gli asfittici club di serie A e B. Di più, la possibile bocciatura degli organizzatori dei prossimi europei, Polonia e Ucraina (la prima travolta dagli scandali del campionato, la seconda frenata da un'impiantistica pre-bellica), potrebbe costringere l'Italia a rientrare in extremis nel corposo affare Euro 2012.
Oggi sono venti le società professionistiche pronte a costruirsi l'impianto di proprietà. Entro quattro anni - prima del 2012, quindi dovrebbero fare in tempo a completare l'opera in due: la Juventus di Cobolli Gigli e il Comune di Siena per conto della società. Subito dopo arriveranno i nuovi stadi di Udinese, Sampdoria e Palermo.
Quello degli impianti di calcio privati - di proprietà dei club, appunto - è un affare da 2-3 miliardi di euro, un giro non lontano da quello garantito dall'edificazione del Ponte di Messina (4,7 miliardi il costo preventivato). A giorni Cardinaletti illustrerà al ministro Giulio Tremonti e al sottosegretario allo Sport Rocco Crimi le "grandi opere del calcio" possibili grazie al nuovo piano commerciale del suo Credito sportivo, l'ultima banca pubblica italiana. Il manager chiederà il varo di una legge quadro che, riprendendo i due disegni in viaggio nella precedente legislatura, posizioni il business stadi sul binario dell'urgenza.
Grazie al lavoro di Giovanni Lolli, sottosegretario allo Sport del governo Prodi, in Finanziaria già ci sono 20 milioni (rinnovabili ogni anno) per abbattere gli interessi sugli investimenti: il costo delle opere sarà a carico del club, ma gli interessi sui mutui concessi diventeranno pari a zero. E poi, dal 2010, con l'entrata a regime della legge Melandri sui diritti televisivi collettivi, sarà disponibile una quota - il 4% del totale, tra i 35 e i 40 milioni di euro - da destinare a tre voci: vivai, solidarietà alle categorie inferiori e impianti. E' possibile che altri 15-20 milioni l'anno per la questione stadi vengano fuori da quest'ultimo contratto. Infine, ci sono i mutui che si possono accendere con il Credito sportivo. E' una fase unica, probabilmente irripetibile, per mettere mano ai vecchi stadi del paese.

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progetto del nuovo Delle Alpi
Oggi in Italia l'unica struttura di proprietà privata è il Giglio di Reggio Emilia, che, nonostante la Reggiana navighi in C1 (fallimenti e promozioni), può mostrare intorno a sé settanta negozi, un albergo, una multisala e un centro di aggregazione giovanile. E lì che si andrà a parare con i top club: attività extracalcistiche e commerciali nell'intorno delle nuove opere, necessarie per rafforzare i bilanci. Oggi il ricavo da stadio dell'Inter, prima società in Italia, è di 30 milioni di euro contro i 138 del Manchester United. Il Milan arriva a 25 milioni.
Le milanesi spingono per impianti nuovi da gestire, visto che la trattativa con il Comune di Milano per ottenere la concessione di San Siro per un secolo fatica a trovare sbocchi. Fu Adriano Galliani, fulminato dall'Allianz Arena di Monaco, a parlare per primo di "stadi obsoleti" e la società individuò un'area a Rogoredo per costruire un impianto da 60 mila posti con 150 box privati. Poi il progetto si raffreddò. L'Inter, invece, ha segnalato al Credito sportivo la sua volontà di trasloco dal Meazza e ha individuato diverse soluzioni: un lotto da un milione di metri quadrati a Rozzano, proprietà della famiglia Cabassi, e poi un'area vicina al futuro Expo 2015.
La nuova Juventus ha ridimensionato l'idea faraonica dell'ex amministratore Antonio Giraudo, ma è stata la più rapida tra le big ad abbracciare il progetto "nuovo stadio". Con una spesa di 130 milioni - 75 investiti dal colosso sportivo Sportfive, 30 chiesti in mutuo al Credito sportivo e 25 spesi per l'acquisto dal Comune dei diritti di superficie - al posto del "Delle Alpi" si costruirà uno stadio senza pista di atletica da 40.700 posti, 120 dei quali dedicati a palchi vip. L'esterno sarà bianco e nero, il colore delle lamine utilizzato. All'interno palestre e ristoranti. Lavori al via tra un anno, partita inaugurale già segnata per giugno 2011. La Sportfive gestirà il "naming right", ovvero i diritti ricavati dallo sponsor che darà il nome al nuovo Delle Alpi, per i successivi 12 anni.
La Juve ha imposto un'accelerazione agli avversari. Fortemente motivato a farsi lo stadio in proprio è Maurizio Zamparini, presidente del Palermo. Il vecchio "Barbera" non si può toccare perché è nel Parco della Favorita e così la squadra andrà a giocare nel difficile quartiere Zen, ma solo dopo l'abbattimento del sottoutilizzato velodromo. "In due anni si può costruire", dice il dg Rinaldo Sagramola. L'impasse politica in Regione, però, ne ha già fatto perdere uno. Lo stadio allo Zen costerà 130 milioni, tutti a carico del Palermo calcio, e ospiterà 31 mila persone. A corredo Zamparini ci vuole albergo, centro congressi e sale cinema allineate.
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progetto del nuovo stadio Samp
L'Udinese trasformerà il vecchio Friuli nello Stadium Plus eco-compatibile e indipendente sul piano energetico con centri fitness e di riabilitazione aperti sette giorni su sette. Strutture portanti in legno, lo stadio trasformerà l'area esistente in un nuovo parco urbano. Il costo? 130 milioni di euro, come il Delle Alpi, come l'impianto di Palermo. Ci vorrà un investimento doppio, 270 milioni, per il nuovo stadio da 30 mila posti della Sampdoria, possibile grazie a una joint venture tra la famiglia Garrone e un gruppo immobiliare olandese. E' immaginato come una struttura chiusa a tre piani e sorgerà a ridosso dell'aeroporto, a Sestri Ponente.
Un progetto di delicato utilizzo del territorio è quello proposto dal Comune di Siena, la città più rapida in assoluto. Edificherà la municipalità, ci giocherà il club di Lombardi Stronati e poi ci si terranno concerti. Nella zona sud della città, Isola d'Arbia, all'inizio del 2009 partiranno i lavori per questo stadio da interrare in una depressione naturale. Lo si costruirà su tre lati, il quarto resterà aperto su un pratone in discesa: 40 mila posti a sedere e tutti coperti. "Sarà un'opera innovativa", assicura il sindaco Maurizio Cenni, "e a zero impatto ambientale". E' già stato approvato in giunta, attende i pareri di vincolo e controllo e costerà 70 milioni solo per quanto riguarda la struttura per il calcio e la viabilità necessaria. Aperto tutta la settimana, prevede, poi, un palazzetto da basket da 11.000 posti (ci giocherà Montepaschi) e una piscina coperta.
Una stanza del Comune di Cagliari ospita, invece, il plastico del nuovo stadio voluto da Massimo Cellino e firmato dall'architetto Jaime Manca de Villarhermosa. E' il nuovo Sant'Elia "aperto dall'alba al tramonto". Sarà circondato, a progetto ultimato, da altro sport: un'area per lo skate, una zona jumping, il beach volley con le tribune. E percorsi per correre tra i viali alberati.
Chiuderanno per manifesta insicurezza il Brumana di Bergamo e il Rigamonti di Brescia, e per entrambi sono pronti progetti fuori città. Sembra arenata nelle amministrazioni l'idea del nuovo stadio di Vicenza mentre a Bologna il patron Cazzola è sospeso tra l'oneroso progetto Romilia, un investimento da mezzo miliardo di euro su 300 ettari a Medicina, e la vendita della società, vittima da anni di una contestazione perpetua. A Catania, poi, la campagna elettorale per il nuovo sindaco si giocherà anche sulla costruzione di un nuovo stadio. E nuovi progetti o ampie ristrutturazioni sono stati pensati per Verona, Bari, Messina, Perugia e Viareggio.
Infine la capitale. La Roma dei Sensi, Soros o non Soros, ha compreso il valore strategico ed economico di uno stadio di proprietà e sta valutando l'urbanistica attorno ai terreni di Torrevecchia, di proprietà della famiglia. Più deciso è Claudio Lotito, presidente della Lazio che, con la caduta dell'amministrazione di centrosinistra, si è convinto di poter realizzare il nuovo stadio Delle Aquile sui suoi terreni nella campagna della Tiberina. L'assessore all'Urbanistica della giunta Veltroni, Roberto Morassut, ha sempre definito il progetto Tiberina "una speculazione", ma il tignoso Lotito ora può trovare nella giunta Alemanno un'ideale spalla.

(La Repubblica)

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27 maggio 2008

Arezzo, Mancini: "Cari, Monaco o Moriero" Rivas: "Non so se rimango in amaranto"

Mancini: "Cari, Monaco o Moriero"
Scritto da: Andrea Avato, martedì 27 maggio 2008
Visto: 259 volte.

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il presidente Piero Mancini
“Spero di chiudere la trattativa con il nuovo allenatore entro domani”. Parole e musica di Piero Mancini, determinato e intraprendente come nessuno si aspettava. Il presidente dell’Arezzo, in una lunga e articolata intervista concessa alla trasmissione A tutto campo, andata in onda ieri sera su ArezzoTv, ha tracciato l’identikit del prossimo proprietario della panchina amaranto: “E’ uno che quest’anno ha lavorato nel girone B della C1, occupando a lungo la parte alta della classifica. Gioca col 4-4-2, ci sa fare con i giovani, propone un calcio divertente e ha ottenuto buoni risultati anche nelle stagioni precedenti”. Alla richiesta di ulteriori dettagli, Mancini ha aggiunto che “la squadra di questo allenatore è arrivata agli spareggi” e che il suo nome faceva parte della lista dei cinque papabili svelata la settimana scorsa. Se il presidente stia bluffando come un incallito frequentatore dei tavoli da poker o se invece sia sincero come un bambino, non si sa. Ad ogni modo, proviamo a stare al gioco. Innanzitutto la lista dei cinque. Essa comprendeva, in rigoroso ordine alfabetico, Braglia, Cari, Galderisi, Monaco e Papagni. Se è vero che il nuovo tecnico dell’Arezzo quest’anno ha allenato nel girone B, bisogna depennare Galderisi e Papagni, arrivati a stagione in corso al Foggia e alla Cavese. E se è vero che gioca col 4-4-2, va escluso anche Braglia, convinto assertore del 3-4-3. Restano in ballo Monaco e Cari, i quali si contenderanno la promozione nella doppia finale play-off. Proprio il fatto che debbano giocare due partite così importanti rende difficile credere che Mancini possa chiudere l’accordo nel giro di poche ore. E allora non è da scartare nemmeno l’ipotesi Moriero, uno che al presidente piace non da ieri, che gioca col 4-4-2, che è stato a lungo nella parte alta della classifica e che ha terminato la stagione con gli spareggi, cioè con i play-out persi contro la Juve Stabia. Il neo di Moriero è che quella di Lanciano è stata la sua prima esperienza da allenatore. Nel suo passato non ci sono altri buoni risultati, a meno che Mancini non si riferisca ai pochi mesi trascorsi alla guida dell’Africa Sports National, formazione del campionato ivoriano... Prendendo per buoni gli indizi declamati via etere, il ballottaggio è a tre: Cari, Monaco, Moriero (sempre in ordine alfabetico). Non scordiamo, per chiudere, che Mancini con Cari ebbe molti contatti la scorsa estate e ricavò impressioni positive dal mister romano, molto simile nella gestione dello spogliatoio all’indimenticato Gustinetti. Cari, oltretutto, è l’unico fra i tre a possedere un curriculum solido, visto che Moriero ha debuttato nel 2007 e Monaco nel 2005.
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Marco Cari, allenatore del Taranto
Al microfono di Fabio Frabetti, il presidente dell’Arezzo ha parlato anche d’altro. Di Fraschetti ha detto: “E’ un bravo allenatore e un’ottima persona. Ha ancora un anno di contratto con noi, ho pensato più volte di confermarlo ma poi ho preferito non rischiare. Se le cose non dovessero andare bene da subito, l’ambiente lo attaccherebbe e non mi va. Spero che trovi squadra, se lo merita”. Di Fioretti e Rondini: “Fioretti resterà, non ci sono turbolenze all’orizzonte. Certo, l’anno passato è stato un po’ latitante e la squadra ne ha risentito. Per questo a Fulvio Rondini, oltre all’incarico di responsabile del settore giovanile, ho affidato anche quello di team manager”. Di mercato: “Martinetti, Ranocchia, Rivas hanno richieste importanti e probabilmente partiranno. Anche Bondi ha molti estimatori in B, è un giocatore di grandi qualità ma non è cattivo, in C1 soffre di più mentre in categoria superiore farebbe bene. Chianese? Lui resta, mi ha detto che è contento, che si trova alla grande, che vuole vincere il campionato. Chi vuole rimanere è ben accetto. Ma non tratterrò nessuno contro la sua volontà”. Di calcio e normative: “Questo mondo ormai è invivibile, bisognerebbe intervenire col bisturi e asportare le parti malate, ma non è possibile. Fosse per me, cancellerei la legge Bosman e abolirei i procuratori. Allora le cose andrebbero meglio, non come oggi. I presidenti hanno solo doveri e nessun diritto, non è giusto”.
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Mancini, telefonata al Perugia: "Ercolano che dice?"
Scritto da: Andrea Avato, martedì 27 maggio 2008
Visto: 25 volte.

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il presidente al cellulare
La notizia sfiziosa è filtrata dalle segrete stanze dello stadio. Pare che ieri Piero Mancini, irritato per le dichiarazioni al vetriolo di Ercolano e Cuccureddu nei confronti dell'Arezzo, rilasciate alla stampa la scorsa settimana, abbia chiamato al cellulare il collega Pierangelo Silvestrini, presidente del Perugia. Il contenuto della telefonata, stando al racconto dei bene informati, è stato più o meno questo: "Caro Pierangelo, adesso Ercolano che dice? Ricorda a lui e al tuo allenatore che domenica prossima i play-off ce li guardiamo tutti insieme davanti alla tivù". A Mancini infatti non erano andate giù le stilettate del centravanti ex Cavese e le allusioni del tecnico sardo, apparse inutili e immotivate. Così, dopo la clamorosa eliminazione del Perugia per mano dell'Ancona, il presidente amaranto ha reso agli avversari pan per focaccia. Senza esagerare ma con un sarcasmo che ha sortito gli effetti sperati.
http://www.amarantomagazine.it/arezzocalcio/index.php?option=com_content&task=view&id=903&Itemid=0

Elio Gustinetti, il rimpianto dell'Arezzo
Scritto da: Andrea Avato, lunedì 26 maggio 2008
Visto: 519 volte.

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Elio Gustinetti, 53 anni
Il nome di Gustinetti ad Arezzo accende la passione e scalda i cuori. E' il riflesso condizionato che l'ambiente si porta dietro dalla stagione di gloria 2005-06, quella in cui vennero conquistati 66 punti in serie B, 66 punti che non valsero l'approdo ai play-off e nemmeno la conferma del mister coi baffi. Il Gus all'epoca aveva una città intera al suo fianco, che lo considerava un grande allenatore e una guida carismatica, quasi un papà, per lo spogliatoio. I detrattori, al contrario, lo ritenevano soltanto un papà. La lista di quelli che a Gustinetti non riconoscevano la bontà del lavoro svolto era corta ma comprendeva Pieroni, il quale chissà perché considerò i 66 punti un bottino insufficiente, convincendo Mancini a defenestrare il buon Elio. A distanza di due anni, il presidente si è reso conto dell'errore commesso a suo tempo e l'ha riconosciuto pubblicamente. Anche Pieroni pare abbia riscaldato i freddi rapporti che aveva col tecnico bergamasco, il quale si porta dietro una sventura singolare: è talmente bravo a tirare fuori il cento per cento dalle sue squadre che i dirigenti, di punto in bianco, perdono di vista la realtà. Gli accadde a Reggio Calabria, quando fu fatto fuori a poche giornate dal termine con la promozione in A in tasca. Gli è risuccesso ad Arezzo, dove per qualcuno un organico costruito per la salvezza avrebbe poi dovuto ammazzare il campionato. Gli sta capitando all'Albinoleffe, con un presidente abituato a mangiare pane e salame (calcisticamente parlando) e adesso preuntuoso al punto da pretendere caviale e champagne tutte le sere. Da questo punto di vista, non gliene va bene una.
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66 punti ad Arezzo nel 2005/06
Il nome e il carattere di Gustinetti, si diceva, a noi fanno venire i lucciconi agli occhi e il rimpianto per non averlo trattenuto a suo tempo è così grande che ce lo riprenderemmo subito. Il Gus non ha mai chiuso le porte in faccia all'Arezzo, ha sempre dichiarato che tornerebbe volentieri con un progetto serio, che con Mancini non c'è rancore. Mancini, da par suo, ieri sera ha rivelato alla Nazione che una telefonata al Gus la farà presto, visto che il tecnico all'Albino ha il contratto in scadenza. Non si sa se l'intenzione di metter su un Gustinetti-bis sia reale o solo una boutade, come accadde l'anno passato. Ciò che conta è che l'Arezzo ha bisogno di un allenatore e ne ha bisogno entro la fine del mese. Mettersi a inseguire sogni impossibili, soltanto per smorzare il dispiacere per ciò che poteva essere e non è stato, non va bene. Il Gus è troppo signore per dirlo, ma uno che ha fatto ciò che ha fatto lui in questo torneo, con una squadra normale trascinata dentro i play-off per la serie A, non verrebbe mai ad allenare in C1. Giustamente. Livorno e Mantova gli stanno facendo la corte da tempo con un progetto tecnico che prevede la promozione. Sul piatto della bilancia, cosa può mettere l'Arezzo, a parte il richiamo dei bei tempi andati e l'amore incondizionato del pubblico? E' vero che a volte la realtà supera la fantasia e certe storie si chiudono col sospirato lieto fine, ma il rischio è quello di perdere tempo prezioso dietro a una chimera, quando invece c'è necessità di confrontarsi con le asprezze della terza serie. Gustinetti resterà il grande rimpianto della nostra storia recente, forse ancora più di Somma, ma un club di calcio che vive con la testa e il cuore rivolti al passato non ha un grande futuro.
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Arezzo, parla Rivas: "Non so se rimango in amaranto"

"Se fossimo andati in B, sarei rimasto sicuramente": somigliano molto a quelle di Martinetti le parole di Rivas, il funambolico esterno dell'Arezzo. Al contrario dell'attaccante romano, però, il sudamericano lascia aperte le porte: "Le possibilità che rimanga in amaranto non sono nulle, vedremo. So che la società vorrebbe riscattare tutto il mio cartellino".

Foto Elia Cencini
Foto Elia Cencini

Le parole di Rivas: "Non ho ancora parlato con nessuno, so che la società ha intenzione di comprare l’altro 50% del mio cartellino ma no so ancora niente.
Qui mi sono trovato benissimo, ma come tutti i calciatori vorrei crescere e giocare in categorie superiori. Comunque mi piacerebbe rimanere i Italia.
Ho passato cinque mesi ottimi, sono arrivato senza fare il ritiro e con la squadra già formata, speravamo di andare in B e se ci fossimo riusciti sarei rimasto molto volentieri.
Ci sono alcune offerte dall’ Italia, Spagna e Grecia ma sinceramente preferisco le prime due opzioni.
Le possibilità che rimanga ad Arezzo non sono nulle, tutto è possibile, come ho detto mi piacerebbe crescere ma niente è escluso, qui mi sono trovato benissimo e vorrei ringraziare tutti".

da www.arezzocalcio.it

Aggiornato 27/05/2008 16:16   Scritto da Alessandro Veltroni

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